Mangiare da soli, è triste?

Una delle domande che mi viene fatta più spesso quando dico che viaggio da sola è “ma a cena? Come fai? Non è triste?” , ultimamente mi stanno scrivendo anche molti futuri viaggiatori solitari chiedendomi consigli per la cena e la serata.

Ma è davvero cosi difficile mangiare da soli? Perché siamo così frenati da quest’idea?

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Siamo abituati a vedere la cena fuori casa come un evento sociale, in cui si parla, si discute, ci si racconta la giornata. Così fatichiamo a vederci soli ma contornati da gente, con le gambe sotto un tavolo e un menù fra le mani. Siamo consapevoli che durante il giorno saremo così presi dalla nostra avventura da non renderci neanche conto della solitudine, tutte quelle cose da vedere, tutte quelle strade da percorrere, tutte quelle emozioni da provare, così dannatamente presi da quella fame di mondo e da quella voglia di scoprire, e così fieri di poterci muovere a modo nostro, assecondando noi stessi.
Ma a cena? È possibile bastare a se stessi in assenza di altri stimoli?

Noi umani abbiamo il naturale bisogno di far parte di un gruppo, di stare con gli altri, di condividere le nostre esperienze e di cercare il giudizio altrui. E siamo così presi da questa smania di condividere tutto con tutti che troppo spesso ci dimentichiamo di un’altro nostro bisogno, quello di stare da soli e di imparare a bastare a noi stessi. Per troppo tempo abbiamo sentito parlare della solitudine con un’accezione negativa, una situazione anomala e brutta, da dover superare nel più breve tempo possibile. Ed è proprio quest’idea che ci spaventa. Questo preconcetto che la solitudine sia di fatto una situazione triste.

Ma saper stare da soli è prima di tutto una condizione di libertà, non solo in termini logistici, vuol dire essere liberi dai preconcetti, dai giudizi, dagli altri. Vuol dire imparare ad ascoltarsi, a capirsi, e ad amarsi.

Il momento della cena in un viaggio con se stessi è quello in cui sarai veramente in grado di assecondare i tuoi bisogni, ci sarai solo tu e quello di cui hai voglia, libero da ogni tipo di stimolo esterno.

Dopo aver passato la giornata inseguendo il mondo, preso da tutta quella voglia di scoprire, di guardare e di fotografare, con l’arrivo della sera ti renderai conto che esisti solo tu, se per tutto il giorno ti sei fatto domande su dove andare e come arrivarci, ecco che ora ti trovi a chiederti “di cosa ho voglia?” e “di cosa ho bisogno?”. Ed è forse proprio per questo che cenare da soli ci spaventa così tanto, un conto è passare un’intera giornata concentrandoci sul mondo, su cos’ha da offrirci, su come raggiungere i suoi angoli più affascinanti, discorso diverso è passare la cena con nient’altro a cui pensare dei propri bisogni e delle proprie voglie.

Ma ti renderei conto che assecondarsi è tutt’altro che triste, c’è qualcosa di magico nel prendersi cura di se, come farsi un regalo prezioso. Tutto quello che devi fare è aprire la mente ed ascoltarti. Decidi cosa, come e dove mangiare con amore, come se organizzassi un appuntamento importante:

tramonto-viaggio-solo

  • Ricorda che non deve per forza essere un’ristorante, io di solito prediligo i bar o i pub che fanno cucina, sono un po’ più informali.
  • Evita i locali per turisti, i posti in pieno centro difficilmente offrono un buon rapporto qualità prezzo, consulta tripadvisor o chiedi alla gente del posto per scovare qualche chicca leggermente decentrata.
  • Se è possibile siediti al bancone, ti eviterà di sentirti in colpa quando il locale si riempe e tu starai occupando un tavolo da 2/3 persone.
  • Non fissarti con l’idea che gli altri potrebbero giudicarti come una persona sola e triste, sono solo tue paranoie e, in ogni caso, l’idea che le persone si fanno di te dipende da quello che gli mostri, potrebbero giudicarti triste solo se sei triste, ma se sorridi sicuro di te, dimostrerai di essere una persona forte e serena.
  • Evita i posti troppo affollati, questa è la tua ora di calma, è la tua pausa da tutto, è una sorta di vacanza per la tua mente, ordina qualcosa che ti piace, un bel bicchiere di vino (o anche due) e quel dolce al cioccolato che di solito ti neghi, regalati tutto quello che desideri, questo è il momento in cui ti ringrazi per aver vissuto quel giorno così bello che, se non fosse per te, non ci sarebbe mai stato.
  • Se puoi prenota tramite TheFork, io di solito non prenoto mai i ristoranti perché preferisco non avere orari, ma se ne hai la possibilità fallo, noi “tripadvisoriani” siamo visti come i critici del futuro, prenotando così sarai servito con un’occhio di riguardo. 😉

Come ti ho detto, non è solo una cena, è il tuo appuntamento importante con te. Sii fantasioso e cerca di vagliare varie alternative:

  • Puoi acquistare del cibo d’asporto da mangiare in un parco o in una piazza al tramonto, mentre il sole muore e la giornata finisce.
  • Puoi trovare un barettino in riva al mare e concederti un aperitivo un po’ più abbondante col suono delle onde nelle orecchie.
  • Puoi scegliere qualche ristorante un po’ più caro del solito, di tanto in tanto, e mangiare qualche piatto prelibato.
  • Arriveranno anche giorni che non avrai proprio voglia di uscire a cena, sognerai i piatti precotti che nascondi nel freezer di casa per situazioni del genere, quelli che mangi in pigiama sul divano quando fuori piove e tu non hai proprio voglia di fare nulla, cerca di arrangiarti come puoi, ma non forzarti ad uscire se non ne hai voglia, ricorda che non devi dimostrare nulla a nessuno.
  • Se fai un viaggio più lungo di una settimana cerca di prenotare almeno un paio di notti in un posto che ti dia la possibilità di usare la cucina, puoi mangiare bene quanto vuoi, a un certo punto il tuo stomaco ti chiederà qualcosa cucinato da te.

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“Un viaggio affascinante quello della conoscenza di se stessi, da compiere stando da soli, ritirando la propria energia,
come una marea dell’oceano che a volte incontra e lambisce la spiaggia,
per poi ritirarsi, ad ascoltare il proprio ritmo, la propria, unica, canzone.”
Ameya G. Canovi

Credo esistano sostanzialmente 2 tipi di viaggiatori solitari, quelli che amano socializzare e conoscere più gente possibile e quelli che la solitudine la cercano.
Come in ogni cosa non c’è una versione sbagliata, si tratta di due esperienze simili ma comunque diverse, quello che hanno in comune è che alla fine ti troverai comunque a conoscere qualcuno e che ti troverai comunque a doverti fare qualche cena da solo.

Non spaventarti, fatti il tuo regalo e assaporalo con cura.

Come al solito ti ricordo che puoi seguirmi anche su Facebook ( se proprio non vuoi perderti più nessun articolo ti consiglio di attivare la voce “mostra per primi”). Se hai ancora dubbi o bisogno di consigli scrivimelo nei commenti.

Vuoi leggere ancora qualcosa su questo argomento? Prova a dare una letta anche a questo articolo, io l’ho trovato fantastico 😉

Buon appetito 😉

Mangiare da soli, è triste? ultima modifica: 2016-05-13T15:27:56+00:00 da Francesca
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8 Comments

  • Reply Eli Sunday 14 maggio 2016 at 11:05

    Bellissimo articolo! Lo condividerò! E grazie per la citazione 😉

    • Reply Francesca 19 maggio 2016 at 19:18

      Grazie a te 😉

  • Reply Michele 14 maggio 2016 at 19:44

    Bellissimo articolo Francesca e con tantissimi spunti particolari! Vorrei raccontarti la mia esperienza: ho iniziato a mangiare da solo appena qualche mese fa, poco prima di iniziare a viaggiare in solitaria. Nella mia vita, sempre fidanzato e poi sposato, non ero mai stato abituato a trovarmi senza qualcuno in fronte a me al tavolo, finché improvvisamente mi sono ritrovato single dopo una vita. Le occasioni in cui era capitato fino ad allora avrei potuto contarle sulle dite delle mani ed erano sempre state legate al fatto che mi trovassi in trasferta per lavoro o dovessi mettere qualcosa sotto i denti prima di un appuntamento.
    E così, da goloso quale sono, volevo appagare la mia voglia di gratificarmi senza però essere ogni volta dipendente dal trovare chi mi accompagnasse. Perché? Avevo paura di sentirmi tremendamente a disagio, di essere additato, squadrato come uno sfigato. Fino a che mi sono lanciato e… ho scoperto che è fantastico! Come dici tu è un regalo verso se stessi, un momento da vivere intensamente, un ritrovare se stessi dopo una lunga giornata, la pausa essenziale per riordinare i pensieri.
    All’inizio ho scoperto quanto è meraviglioso gironzolare per la mia città, Milano, per poi arrivare al tramonto e poter decidere in completa autonomia come premiarmi.
    E poi in viaggio è diventato un bisogno irrinunciabile. Non sempre: è bello mangiare anche in compagnia, ma irrimediabilmente fa capolino la mia voglia di stare con me stesso, in silenzio, non essere obbligato per forza a parlare, potendo assaporare a pieno quel piccolo momento di meditazione, sia come dici tu un picnic improvvisato, un aperitivo guardando il sole che scende sul mare o una cena in un ristorante chiassoso circondato di gente che non parla la tua lingua. Buon appetito!

    • Reply Francesca 19 maggio 2016 at 19:31

      Grazie Michele! Mi ritrovo in ogni parola del tuo commento =) Io ho iniziato a mangiare da sola direttamente durante il mio primo viaggio in solitaria, all’inizio facevo una fatica assurda a scegliere il posto “giusto”, quello dove non mi sarei sentita a disagio, e quando alla fine entravo lo facevo per sfinimento o per fame, ma dopo un paio di volte, durante quello stesso viaggio, ho capito che non c’è niente di più bello di concedersi quello di cui si ha voglia, è un regalo fantastico da fare a se stessi 😉

  • Reply Lucy 29 ottobre 2016 at 23:59

    Ciao Francesca,
    Innanzitutto complimenti per il tuo blog, ci tengo a dirti che lo trovo particolarmente interessante. Ho letto alcuni tuoi articoli e penso che tu sia una persona molto determinata. Non mi riferisco solo per il fatto che cerchi di praticare un percorso che riconosca in primis te come persona, ma per il fatto che affronti le difficoltà e in parte anche le “paranoie” (se così posso chiamarle) che la vita ti pone.
    Forse continuando a leggerlo troverò anche io la medesima forza di far lo stesso, applicandolo magari prima nel quotidiano, e poi andando oltre.
    È sicuramente un lavoro strettamente personale, son curiosa di sapere come hai iniziato! ☺ Comunque penso che il tutto derivi anche dal carattere effettivo di una persona, oltre che dalla tanta forza di volontà, o sbaglio? Buona serata! ☺

    • Reply Francesca 19 novembre 2016 at 18:29

      Ciao Lucy,
      Grazie per le tue belle parole 🙂
      A dirti la verità iniziare è stato abbastanza facile, a un certo punto ho semplicemente sentito il bisogno che dovevo andare e che era il tempo di iniziare ad ascoltare solo me, non è stata né forza di volontà né coraggio, la definirei più che altro voglia e istinto. Quando per un po senti di dover fare qualcosa alla fine la fai no?
      Poi si, viaggiare da sola ti cambia, cambia priorità e carattere, capisci che non troverai mai la tua serenità nelle mani di qualcun’altro e questo ribalta il tuo approccio alla vita.
      Ma iniziare è poco di più che un click di mouse sul sito di una compagnia aerea.
      Sono certa che presto verrà anche il tuo turno, del resto sei arrivata fin qui quindi la voglia c’è e adesso il passo è breve 😉
      Buona serata e buon vento cara 😉

  • Reply Anna Maria 19 novembre 2016 at 12:22

    “o beatitudo sola, o beata solitudo!” Nei momenti di solitudine è la suprema pienezza…

    • Reply Francesca 19 novembre 2016 at 18:45

      Che frase azzeccata Anna Maria 😉

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